Addio Virna, ci mancherai


A cura di Arturo Casalati

Virna Lisi, all’anagrafe Virna Pieralisi, era nata ad Ancona nel 1936. Poi si era trasferita a Roma, per diventare attrice.
L’attrice, dopo una splendida carriera, si è spenta il 18 Dicembre 2014, a Roma, all’età di 78 anni.
A modo suo è stata la Marilyn Monroe del cinema italiano.
Il primo contratto cinematografico lo firmò all’età di quattordici anni, ma il suo esordio ufficiale fu nel 1953, a Cinecittà, nel film E Napoli canta, con Carlo Giuffré. Poi arrivò un ruolo nella pellicola La donna del giorno, di Francesco Maselli.
Il successo di critica e di pubblico arrivò con Signore e Signori di Pietro Germi, del 1966, un film che trionfò al Festival del Cinema di Cannes.
Virna Lisi ha lavorato molto nel cinema e, soprattutto, ha smentito lo stereotipo della bionda svampita, oca e arrendevole, pronta a farsi comandare a bacchetta dai registi che la dirigono.
Ha girato più di cento film, con Liliana Cavani, Gianni Amelio, Luigi e Cristina Comencini, Luigi Zampa, Anton Giulio Majano, Franco Rossellini, Eduardo De Filippo, Salvatore Samperi, Pasquale Festa Campanile, Alberto Lattuada, Dino Risi, Nanni Loy, Mario Monicelli e tanti altri.
“Con quella bocca può dire ciò che vuole”, questo è stato lo slogan pubblicitario che l’ha lanciata e portata al successo.
Il suo viso era di una bellezza luminosa, dominata dallo sguardo azzurro e trasparente dei suoi meravigliosi occhi.
Nel 1963 le proposero di interpretare una Bond-girl nel film Dalla Russia con amore, al fianco di Sean Connery. Lei rifiutò. Rifiutò perché non era quel tipo di ruolo quello che cercava nella sua carriera di attrice.
Nel 1964 aveva raggiunto Hollywood, la meta più ambita da tutte le attrici del mondo. La Mecca del cinema si era innamorata della sua bellezza e del suo
talento. Così fu chiamata a firmare un contratto con la Paramaunt.
In quell’anno, infatti, girò il film Come uccidere vostra moglie, con Jack Lemmon. Il film ebbe un notevole successo e fu così che prese parte ad altri
due film, uno con Tony Curtis e l’altro con Frank Sinatra.
Alla scadenza del suo contratto mancavano ancora sette anni, quando la Lisi rifiutò una parte frivola che le era stata proposta, o meglio imposta.
Per questo affrontò battaglie legali e perdite di denaro, molto denaro.
In un’intervista del 28 Settembre 2014, Virna Lisi raccontò che fu il marito a
liberarla dall’oppressione degli Studios americani. Disse ai produttori cinematografici che lui e la moglie avevano deciso di avere tre figli, uno dietro l’altro. “Un colpo di genio”, dichiarò, “Avrei dovuto interpretare Barbarella per la regia di Roger Vadim, ma dei ruoli da bellona svampita, di dire buongiorno e buonasera in presa diretta in una lingua che non conoscevo e dei ritmi deliranti imposti dalle major non ne potevo più. Non mi divertivo. Così dissi no e con gli americani iniziò la rumba. Riunioni, minacce legali, avvocati sul piede di guerra. All’ennesimo consesso aspro, Franco vide una foto sul tavolo del produttore. Una bella famiglia. Moglie, bambini, scenario campestre sullo sfondo. Gli venne l’idea e parlò”.
Quante attrici, oggi, sarebbero in grado di fare la stessa cosa. Rinunciare a una carriera sfolgorante, rinunciare al successo mondiale e a una fama internazionale per attenersi ai propri principi.
Fu così che, successivamente, arrivò ad interpretare i film diretti dai migliori registi italiani.
Lavorò anche nel teatro, con Giorgio Strehler, Luigi Squarzina e altri ancora.
Più di ogni altra cosa, Virna Lisi era a suo agio nel ruolo di moglie, di madre,
di nonna. E fu questa sua predisposizione che le permise di vivere senza
alcun problema l’arrivo delle prime rughe.
Quei segni del tempo le diedero la possibilità di mettere in evidenza le sue qualità di interprete femminile.
“Sì”, dichiarò, “a volte la bellezza mi ha dato fastidio, mi ha precluso dei ruoli e questo mi ha addolorata. Essere belle non è sempre facile, soprattutto se si vuole fare del cinema serio”.
Per questo motivo pianse lacrime vere quando, al Festival di Cannes, le fu assegnato il Prix d’interprétation féminine per il suo ruolo nel film La Regina Margot.
Patrice Cheréau, il regista, inizialmente non era affatto convinto che lei potesse interpretare il ruolo di Caterina De’ Medici: una donna potente, severa, funerea.
“Continuava a dirmi che non ero adatta per quel ruolo”, dichiarò la Lisi, “Ho insistito, mi sono sottoposta al provino. Non ne facevo da anni. Alla fine mi prese, e in seguito mi disse che non avrebbe potuto trovare una Caterina De’
Medici migliore”.
Il premio per quel film le spalancò le porte di una seconda vita professionale, piena di riconoscimenti e di ruoli intensi. Vinse due volte il David di Donatello e sei volte il Nastro d’Argento.
Nel corso della sua lunga carriera interpretò anche sceneggiati televisivi e fiction, da Orgoglio e pregiudizio, del 1957, fino a La mia famiglia, che andrà in onda nel 2015.
Nel 2013 interpretò Latin lover, un film di Cristina Comencini, e a Pasqua lesse magistralmente brani religiosi nel corso della celebrazione della Via Crucis, al Colosseo di Roma.
E fu nel Settembre del 2013 che ebbe il dispiacere più grande della sua vita: la morte del marito, Franco Pesci.
Il suo cuore si è spento nel sonno, un mese dopo aver saputo di essere malata gravemente, lasciando un vuoto tra coloro che le volevano bene: il figlio e i tre nipoti.

Arturo Casalati

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