AA.VV. – Le sillabe danzanti


Le sillabe danzantiA cura di Alberto Figliolia

Le lettere danzano e compongono sillabe, le sillabe si convogliano e costruiscono in parole e queste in frasi. Frasi e versi. Le sillabe danzanti è un’antologia che ho avuto modo (e il piacere e l’onore) di curare insieme con Çlirim Muça, poeta ed editore di Albalibri, nella cui collana L’Universo degli Haiku il suddetto volume è uscito (pp. 216, 10 euro).
Le sillabe danzanti è stata un’esperienza e un’impresa esaltante, non certo per narcisismo, bensì perché assieme a brevi, ma densi, saggi critici raccoglie e racchiude (per liberarli all’attenzione) gli haiku, ma anche petit onze e limerick, composti da giovani e giovanissimi di varie parti e scuole d’Italia e non solo, con cui abbiamo avuto occasione di confrontarci in occasione di laboratori e incontri.
Il viaggio è stato lungo e affascinante: dalla Scuola Primaria “Gianni Rodari” dell’Istituto Comprensivo “Cappuccini” di Brindisi all’IPSSS “F.L. Morvillo Falcone”, sede di San Vito dei Normanni; dalla Scuola “Dante Alighieri” di Izola-Isola d’Istria, in Slovenia, per il tramite della comunità italiana in loco e del Festival della Favola, all’Istituto Comprensivo di Asola (Mn), nell’ambito del Bookfeast, magnifica manifestazione che vi si svolge in autunno, e con il coinvolgimento dell’associazione culturale Civico 40, sino al Comune di Impruneta (Fi), con gli allievi della Scuola “Ferdinando Paolieri” per il tramite dell’omonima associazione culturale.
È stato un mosaico di fecondi incontri con la creatività di bambini e ragazzi, con insegnanti appassionati e competenti, così ricco di stimoli, spunti e suggestioni che gli alunni e gli studenti non solo creavano al momento, ma hanno continuato anche dopo. Le sillabe danzanti è la cronaca viva della loro creatività, di quello sguardo sul mondo, di quella vista ancora pregna di meraviglia e colma di ogni potenzialità.
L’haiku con il suo schema sillabico 5-7-5 scandito in tre versi, fortemente intrisi di amore per la natura, specchio del mondo che ci circonda e delle emozioni che lo popolano e ci popolano, si presta con splendida perfezione allo scopo. Una “sfida” creativa, un dolce lasciarsi andare all’osservazione, al qui e ora del nostro essere, alla relazione empatica.
Anche i petit onze (cinque versi: il primo di una parola, il secondo di due parole, il terzo di tre, il quarto di quattro e il quinto, a chiusura, di uno), con il loro lirismo, e i limerick, bizzarre e divertenti poesie nonsense (cinque versi: due endecasillabi, due settenari e un endecasillabo, con lo schema delle rime AABBA), hanno ispirato i giovani artefici.
È stato bello dedicarsi alla lettura e alla ricomposizione di quell’universo di fantasia scaturito dalla mente e dal cuore di quella platea proiettata verso il futuro. Alcuni esempi di haiku:

Sole battente
Sulla finestra chiusa
Bussa l’estate

(Chiara Tamborrino)

Il mare azzurro
Ci sono tanti pesci
Dorso d’argento

(Valentina Ventruto)

Spada di fuoco,
un vecchio samurai
accende la pipa

(Ajdar Muratoski)

Cade la pioggia
Il mondo va  a pezzi
Io resisto

(Collettivo)

Si chiudon porte
Volano spazi agli occhi
Viaggio in treno

(Collettivo)

Raggio di sole
Depositando le armi
L’inverno fugge

(Collettivo)

Erba d’estate
Fiori di primavera
Grandi pensieri

(Collettivo)

Sotto l’albero
Ammalata dal freddo
Una cornacchia

(Collettivo)

Stagno antico
In picchiata arriva
Grande airone

(Sara Iavarone)

Il fiume scorre
Cade una pioggia fine
Bevo le gocce

(Sokaina Hachin)

Un sogno sorge
Cullandomi sereno
Nel mio autunno

(Surjit Kaur)

Ambra di mare
Insetto imprigionato
Gli orecchini

(Ambra Muça)

Semplicità e profondità si coniugano magistralmente. Nessun orpello, zero fronzoli. Poesia nuda e chiara, di spessore, meditativa e, nel contempo, lirica. Inoltre, last but not least, è come se si fosse costituita una rete fra ragazzi dei più disparati luoghi, infrangendo barriere e scavalcando confini nel nome di una comune matrice di libertà.

Alcuni limerick:

C’era un vigil dalla facile multa,
la palettina in una stanza occulta,
il blocchetto all’orecchio
andava fuor di secchio
se vedeva dei gattoni in consulta.

(Collettivo)

Una cicaletta in quel di Barletta
chiacchiera, chiacchiera, però balbetta;
per la scarsa dizione
si recò da un leone.
Nel ventre felino più non balbetta.

(Collettivo)

Alcuni petit onze:

Tu
La pioggia
L’ombrello rotto
Noi sotto la pioggia
Amore

(Marinunzia Conte)

Libro
Vecchio libro
Dentro un armadio
Colmo di vecchi libri
Addio

(Rosita)

Amore
Bello ma…
Che fa male
Silenzioso, ma molto profondo
Sconosciuto

(Palmina Ancora)

Albero
Foglie raggrinzite
Rami nodosi, anneriti
Segni sulla corteccia rugosa
Nonna

(Matija Vitez)

Il commento dell’editore Çlirim Muça: “Conoscere gli haiku in tenera età, quando la modernità, la televisione, la nostra razionalità, non hanno ancora rovinato la loro innocenza, il loro guardare con stupore, la loro curiosità nello scoprire il mondo; conoscere questo genere letterario avvicinerebbe i bambini alla poesia, alla bellezza della natura che ci circonda. Aiuterebbe a fare uscire fuori la loro ricchezza interiore, preservando la freschezza e l’umanità che c’è in ognuno di loro. Verrebbero a conoscenza di una cultura antica e affascinante scoprendo di essere loro stessi dei piccoli haijin (poeti haiku), maestri per noi grandi, che abbiamo perduto, oramai, l’innocenza del fanciullo nel comprendere il mondo. Questo libro, nato dalla fantasia di centinaia di bambini e ragazzi, è un concentrato di freschezza e bellezza sublime: il mondo scrutato da centinaia di occhi, con stupore e fiducia, meravigliandoci tutti per questi magnifici doni che sono in forma di haiku, petit onze, limerick”.
Nel corso delle presentazioni del libro svoltesi a Brindisi e nella vicina San Vito dei Normanni, assieme ai bambini abbiamo potuto incontrare due educatori d’eccezione: Clelia Esposito, maestra, e Lorenzo Caiolo, professore, due persone di fenomenale spessore sentimentale e culturale.
Mi si consenta di citare, per quel che concerne il Professor Caiolo, il suo intervento e contributo nell’ambito del libro, anche perché andrebbe rimarcato il suo ruolo nell’avere creato la Settimana dei Bambini del Mediterraneo, una stupenda avventura culturale durata tredici edizioni, purtroppo cessata per carenza di fondi. La si vorrebbe ripristinare, la si dovrebbe rimettere in pista.  Qui gli haiku hanno trovato sempre una felice dimora.
Come e perché è nata la Settimana dei Bambini del Mediterraneo?
“La Settimana è nata, in particolare, dal mio amore per un Mediterraneo di pace, dalla fiducia nella forza trasformatrice dei ragazzi sostenuti da educatori che operano per un’educazione alimentata da libertà creatività solidarietà responsabilità protagonismo intercultura. Far incontrare veramente i bambini provenienti dalle sponde di questo mare. Farli giocare insieme, scambiarsi le storie, incontrare tanti scrittori per conoscere nuove storie, sperimentare l’intercultura, fare tantissimi incontri… Tutto questo si configura come pratica della cultura dell’accoglienza, del dialogo tra culture, dell’infanzia protagonista.
La Settimana dei Bambini del Mediterraneo vuole aiutare a saltare i tanti muri che separano generazioni etnie civiltà culture. Essa si pone come luogo d’incontro tra civiltà, di esperienze, di generazioni, di culture, di desideri… Un mare di incontri per recuperare le storie, per ascoltare fiabe, per raccontare storie, per imparare a costruire ponti.
L’organizzazione annuale della Settimana dei Bambini del Mediterraneo si fonda, tra l’altro, sulla consapevolezza dell’urgenza e della centralità di un’educazione impegnata nella trasformazione di un mondo che diventa sempre più insostenibile per la diffusione e l’accentuarsi dei conflitti, per le condizioni di vita sempre più povere nel sud del mondo e sempre più tossiche e disumanizzanti nel nord del mondo. L’educazione, infatti, costituisce l’arma più efficace per meglio rispondere ai reali bisogni dei bambini e per modificare gli stili di comportamento.
L’obiettivo è stato ed è anche quello di fare di Ostuni, città incantevole, un faro di pace e d’incontri del Mediterraneo, partendo dai bambini.
Ostuni, per queste ragioni, è diventata, dal 1999, la città degli incontri dei bambini e per i bambini del Mediterraneo. Nelle nostre iniziative, infatti, siamo partiti dalla convinzione che solo se i bambini sono parte attiva di un processo che li riguarda, esso avrà successo.
Sulla base di questa impostazione, durante la Settimana essi possono vivere dirette esperienze con i loro punti di vista, con il loro modo di giocare, con i loro desideri, in modo da poter sperimentare un nuovo modo di vivere insieme sullo stesso Mare”.
Quale prospettiva oggi per la Settimana?
“Intanto accennerei ad un breve bilancio di tredici edizioni.
Un bilancio molto positivo non solo in termini numerici per le decine di migliaia di ragazzi coinvolti, per le centinaia di esperti ed educatori, per le decine di famiglie ospitanti, per le tantissime comunità scolastiche e per i Comuni partecipanti, ma, soprattutto, per le potenti ricadute che tutto ciò ha determinato.
L’ampia comunità della Settimana ha accumulato esperienze formative e umane di notevole rilievo sul piano pedagogico, didattico, culturale, artistico, didattico, ludico, letterario, psicologico, politico che costituiscono un bagaglio sempre vivo di stimoli e di valori che alimentano in modo fecondo le relazioni che si vivono in famiglia, a scuola, nella società. I semi lanciati fanno germogliare fiori positivi di fratellanza, di dialogo, di accoglienza, di rispetto, di creatività, di cittadinanza attiva.
Il sasso nello stagno era il tema di una delle edizioni svolte, partendo dalle suggestioni e insegnamenti di Gianni Rodari. Il patrimonio costruito in tutti questi anni può costituire un ottimo antidoto alla deriva attuale. Rischiamo, infatti, di trovarci in uno stagno senza futuro. Il triste momento che viviamo richiede uno scossone delle coscienze, uno scatto di reazione positiva. Dal sonno della decenza, della ragionevolezza, della consapevolezza bisogna passare alla veglia degli uomini liberi, all’azione delle persone sagge. Il sasso nello stagno della società attuale potrà smuovere ciò che dorme; esso deve determinare un sommovimento delle coscienze, che prepari un mondo più bello per tutti i bambini del mondo. Il rinnovare ogni anno l’appuntamento con la Settimana ci consentiva di mantenere fede al patto fatto con i ragazzi. Essi ci chiedono un mondo migliore, fatto di pace, solidarietà, convivenza, intercultura… E non si può far scomparire il magico sasso della Settimana dei Bambini del Mediterraneo.
Spero che il Comune o altri enti riprendano ad ascoltare la voce dei ragazzi e soprattutto non sciupino l’enorme stimolo e patrimonio rappresentato da questo grande evento”.
Una parentesi dovuta, un appello necessario. La Settimana dei Bambini del Mediterraneo è un evento del quale gli haiku e Le sillabe danzanti sono stati importante elemento costitutivo. Senza il Professor Caiolo e tutti i maestri e le maestre, i professori e le professoresse in missione permanente effettiva non ci sarebbe mai stato questo libro. E tutti noi senza la poesia di quei giovani e giovanissimi saremmo molto più poveri.

Alberto Figliolia

Contatti per acqquistare il libro:

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ALBALIBRI
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