256 secondi, piovono bombe.


2A cura di Alberto Figliolia

E vi avevo detto di amarvi come fratelli.
Entrò nella tromba delle scale. Penetrò sibilando paurosa e fece strage. Centottantaquattro bambini morirono e tutte le loro maestre. Oltre duecento vittime innocenti. La bomba proveniva da un aereo degli Alleati che avevano scaricato su Gorla e Precotto ottanta tonnellate di ordigni. Una scuola non può essere un sito militare. Avendo fallito l’obiettivo primario per uno sbaglio nel calcolo della rotta gli equipaggi e i loro comandanti avrebbero potuto sganciare il carico superfluo nell’Adriatico. Fu un errore? Forse. Oggi, tempo delle bombe intelligenti, si chiamerebbe con patetico eufemismo… effetto collaterale. Di certo fu una colpa. E una vergogna. È l’ignominiosa tradizione della guerra. I corpi allineati di quei bambini milanesi… lo strazio infinito dei genitori, dei parenti, dei sopravvissuti… Era il 20 ottobre 1944, sono trascorsi 71 anni per una ferita ancora aperta nel corpo di Milano. In quel luogo un monumento ricorda la strage, la città non ha dimenticato.
256 secondi, piovono bombe, spettacolo in scena al Teatro Libero sino al 25 ottobre, ricorda la drammatica vicenda dei piccoli martiri di Gorla e di ogni innocente perito nella scuola elementare Francesco Crispi (si salvarono gli scolari del secondo turno, ovviamente non presenti). Non solo i morti di Gorla tuttavia, ma tutti coloro che hanno avuto la sorte e la sventura di essere stati bombardati ricevono un tributo dallo spettacolo: i morti, i feriti, gli sfollati di Dresda e di Londra, di Guernica, Coventry e Hiroshima, di Gaza, Amburgo e Baghdad, in guerre mondiali e guerre locali, e le tempeste di fuoco, le bombe senza carica esplosiva che ti cadono sul tetto e le telefonate per avvisarti che sta arrivando la bomba vera, la bomba che si infila volutamente nel condotto d’aria, i droni e le bombe al fosforo, le bombe dirompenti e il napalm bruciaforeste e pelli fuse, che colano, dal corpo di bambine – icone del dolore –, la strategia e la ricerca del terrore, ombre di uomini stampate sull’asfalto dell’olocausto nucleare, bombe ritardanti, persino bombe umane, e Pippo l’aereo che nelle sue incursioni notturne spargeva terrore nel nord dell’Italia occupata dai nazisti, il radente messaggero di morte… Dalla nascita dell’aviazione ne son cadute tante di bombe, troppe… “Dall’inizio del secolo scorso, dopo l’invenzione dell’aereo, gli uomini hanno ideato sistemi sempre più sofisticati per effettuare offensive di bombardamento sulle città. Interi territori urbani con le loro popolazioni di civili da oltre un secolo sono considerati come bersagli per attacchi con esplosivi ad alto potenziale […] Una vera ecatombe non solo di vite umane, ma di ogni cosa bella. La guerra, con la sua imbecille cecità, ha fatto cadere uomini, case, città, ha polverizzato archivi, biblioteche, musei; infranto sogni, illusioni e speranze. La follia umana arriva a distruggere in pochi secondi quello che il genio umano è riuscito a costruire in secoli.”.
Non è didascalico 256 secondi, piovono bombe, ma informa narra evoca s’indigna per la voce del suo autore, Cesare Gallarini, e degli interpreti (Lorena Marconi, Claudio Zucca e lo stesso Gallarini). Lettura scenica e recitazione s’alternano e sovrappongono in un ritmo incalzante, sottolineato da immagini e canzoni (d’epoca e non solo) e dalle illustrazioni live, fra grottesco e tragico, di Tiziano Riverso.

Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
È morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio: E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.

(Salvatore Quasimodo)

Alberto Figliolia

256 secondi, piovono bombe. Teatro Libero, via Savona 10, Milano. Sino al 25 ottobre.
Orario: da lun a sab ore 21, dom ore 16.
Info: tel. 02.8323126; sito Internet www.teatrolibero.it.

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